I massi di Diomede

I massi di Diomede: scopriamo cosa sono

L’attuale toponimo deriva dall’antico nome che l’arcipelago aveva per i Romani, Trimerus, a sua volta derivato da una locuzione greca che significa “tre luoghi” o “tre isole”. Ma se volessimo giocare un po’ con la fantasia, potremmo benissimo separare il toponimo in “tre miti”: giacché di misteri e di leggende locali sulle isole ne aleggiano tanti, ma possiamo identificarne tre tra quelli più importanti.

Il primo filone è legato alla figura dell’eroe greco Diomede, uno dei sette Epigoni che combatterono contro Tebe ed eroe al fianco di Ulisse nella Guerra di Troia. Secondo il mito, dopo la caduta della città iliaca, Diomede cercò di far ritorno ad Argo, il suo paese natio, ma una serie di vicissitudini lo costrinsero ad abbandonare la sua patria. Artefice di tali imprevisti fu la dea Afrodite, desiderosa di vendetta in quanto offesa dall’eroe che senza riguardo le aveva ferito la mano mentre lei tentava di difendere il suo protetto Enea. Messosi in viaggio, Diomede navigò lungo l’Adriatico, fondando sulle sue coste numerose città; tra queste Vasto, Venafro, Benevento, Andria, Brindisi, Siponto e Canosa di Puglia. Anche le Tremiti hanno un’origine mitologica legata all’eroe greco: si dice siano nate da tre enormi massi che Diomede aveva riportato da Troia, e che aveva gettato nel mare da cui erano riemersi come isole (San Domino, San Nicola e Capraia). Le Tremiti, conosciute anche come isole Diomedee, furono anche l’ultima dimora dell’eroe greco, che qui trovò la morte e venne seppellito. La leggenda prosegue narrando di come gli affranti compagni dell’eroe vennero trasformati da Afrodite in uccelli marini (anch’essi chiamati diomedee, che popolano le isole volteggiando sui suoi cieli), per compassione, secondo alcuni autori tra i quali spicca Dioniso di Alessandria, dato che il loro verso richiama il pianto di un bimbo, o per vendetta, nella versione di Virgilio, affinché la sua tomba fosse costantemente insudiciata dai volatili. Se ci è concesso esprimere un parere, visti il risentimento e l’avversione che la dea della bellezza aveva sempre provato per l’eroe acheo, ci risulta difficile credere in un atto di compassione, mentre appare ben più plausibile l’ipotesi goliardica suggerita da Virgilio.