Il mosaico

Il mosaico pavimentale

L’elegante facciata a spioventi presenta un portale riccamente decorato. Al centro del tabernacolo che fa da frontone, sorretto da due coppie di colonnine corinzie laterali, si trova la Madonna seduta in trono con il Bambino in grembo, circondata da santi, monaci e cherubini. Poco al di sopra s’innalza il sobrio rosone circolare. La superficie in pietra d’Istria si presenta variamente butterata: sono i fori delle palle di cannone sparate nel 1808 da una flotta di navi russe ed inglesi ostili ai murattiani che avevano trovato rifugio nell’abbazia.

L’interno della chiesa conserva ancora l’impianto originario, con la pianta rettangolare suddivisa in tre navate. Di immediato impatto è soprattutto l’elaborato pavimento musivo centrale, originario dell’XI-XII sec., in tessere policrome che purtroppo si è nel tempo degradato, perdendo parzialmente integrità. Nel grande tondo centrale, inscritto in un quadrato, è rappresentato un fiero grifo alato, racchiuso in una serie di cornici concentriche a zig-zag (sono otto, per l’esattezza).

 

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Nei quattro tondi laterali, disposti a quinconce con quello centrale, sono rappresentati degli uccelli mentre negli spazi intermedi sono raffigurati dei pesci. Qualcuno riconosce in uno degli uccelli la mitica diomedea, raro volatile particolarmente diffuso intorno alle isole Tremiti, la cui origine mitologica, ed i legami con la dea Afrodite. Essa presenta nel becco un ramoscello di mirto, una pianta largamente diffusa sull’isola dalla quale i monaci ricavavano un delizioso liquore. Il mirto è una delle piante sacre alla dea della bellezza, che sin dai tempi più antichi è considerata simbolo di femminilità e di fertilità. Ce ne dà testimonianza il naturalista Plinio, che chiama questa pianta “Myrtus coniugalis”, ricordando che essa veniva data agli sposi in segno augurale di una vita serena e feconda.

Altri motivi zoomorfi compaiono in determinate zone del pavimento musivo: a sinistra del vano centrale, possiamo riconoscere quel che rimane di una grossa aquila, con le ali spiegate, mentre a destra, sul lato sud dell’edificio, accanto ad un motivo decorativo a scacchiera possiamo scorgere una testa, quel che rimane di un leone. L’aquila, il grifo ed il leone sono simboli cristici, che ne rappresentano la forza e la potenza. L’aquila, infatti, è l’unico animale in grado di fissare direttamente il sole senza timore di bruciarsi gli occhi, e rappresenta la Giustizia. Il leone, oltre ad essere un simbolo di forza, era ritenuto capace di alitare nella gola dei propri cuccioli per riportarli in vita, quindi era un simbolo di Resurrezione. Infine il grifo, o grifone, in quanto animale mitologico metà aquila e metà leone, assimilava gli attributi di entrambi.

 

Il mosaico - aquila

 

Nell’area presbiteriale, rialzata di circa 15 cm rispetto al pavimento della navata centrale, s’intravvedono altre figure mescolate ai motivi ornamentali a palmette pentafogliate: troviamo due grossi cervi, con grandi corna ramificate, che si fronteggiano mentre, più in basso, vediamo un paio di elefanti, con torrette sulla schiena, che sollevano una sfera con la proboscide. Al centro dell’abside, troviamo un grande tondo all’interno del quale è stilizzato un fiore a sei petali. Sia il cervo, sia l’elefante, nella simbologia cristiana, sono simboli del Cristo trionfante sul demonio, rappresentato in forma di serpente: era, infatti, risaputo che il cervo è un implacabile nemico dei rettili e che anche gli elefanti li schiacciassero senza timore sotto le enormi zampe. Ad un livello simbolico più profondo, schiacciare il serpente significa dominare le correnti di energia tellurica, come fa Ercole bambino nella culla, oppure l’Arcangelo Michele e San Giorgio, rappresentato mentre soggiogano un enorme drago.

 

Il mosaico - drago