Isola di San Nicola

L’ISOLA DI SAN NICOLA

San Nicola, vasta km 1,600 è il capoluogo dell’arcipelago, all’inizio fu chiamata Santa Maria e consacrata alla Santissima Vergine, mentre la parte verso levante a San Nicolò, il primo eremita che si ritirò in questo luogo, egli nel 311 d.C. edificò, su richiesta della Madonna apparsa in sogno, la Chiesa su cui più tardi sorse il Tempio-Santuario, ha al suo interno muraglie, torrioni, chiesa e campanile. Prima di arrivare in cima, dov’è la chiesa, la muraglia presenta una nicchia vuota al centro, li dove una volta c’era una statua della Madonna priva di testa, ora è nella Parrocchiale, in quanto un pirata turco la decapitò in uno dei tanti assalti all’isola. Una volta sbarcati, fatti pochi passi si arriva a una grande e solida porta, davanti alla quale vi è una garitta cilindrica in muratura, era ed è l’unica entrata dell’isola, una pesante porta di legno serviva da chiusura; ha inizio la rampa, mura con larghe feritoie che alternativamente danno sulla baia, quindi un secondo portale sormontato da una torre con due piombatoi, una lapide in pietra con agli estremi dei bassorilievi di armi ammonisce “Conteret et confriget” cioè “Stritolerà e spezzerà”,  Si entra in un buio porticato dove si trova la Cappella votiva della Madonna delle Grazie, sull’arco del porticato è scolpito lo stemma dei Benedettini, si continua a salire, ancora mure e feritoie, strapiombi, un altro portale con cancellata in ferro, la Torre del Pennello, dove gli stranieri dovevano deporre le armi prima di entrare nella fortezza. Si raggiunge cosi’ il primo terrazzamento, costituito da due vie parallele, lungo le quali abita la maggior parte dei nativi, sullo sfondo il castello, fiancheggiato sulla destra da un torrione angioino, scomparso il ponte levatoio, vi si entra a mezzo di una scalinata. Si continua a salire tra masti merlati e vedette, cortine e piombatoi, ad un tratto si para davanti una gradinata e poco più su la facciata della Chiesa di Santa Maria di Tremiti; sorta nel 311 e successivamente sostituita verso l’XI sec. per volere dei Benedettini provenienti da Montecassino, da un secondo luogo di culto con annesso monastero, questo in breve periodo raggiunse una potenza tale da distaccarsi dall’Abbazia madre ed estendere il proprio potere nel Gargano e nel Molise, dove ricevette non poche donazioni. Durante il regno di Federico II il complesso religioso e quindi l’Arcipelago conobbero un periodo di decadenza che si protrasse fin quando non arrivarono i Cistercensi che, con l’aiuto degli Angioini, ampliarono e consolidarono le fortificazioni dell’isola di San Nicola. Elemento architettonicamente dominante è il portale decorato con rilievi marmorei, all’interno mosaici pavimentali romanico-bizantini, il presbiterio, il  portale della sacrestia, il soffitto ligneo della navata centrale e l’eccezionale crocifisso ligneo del sec.XII ed un polittico veneto della metà del ‘400.

Secondo una leggenda narrata dalla “Cronica istoriale di Tremiti”, composta in latino nel 1508 dal vercellese Benedetto Cocarella e successivamente volgarizzata a Venezia nel 1606, da Pietro Paolo di Ribeira Valentiniano, si dice che nei primi anni del IV sec. d.C., quando le isole erano disabitate e divenute rifugio di ladri e corsari, si ritirò sull’isola di San Nicola, un venerabile sant’uomo, Elia,  desideroso di quiete e vita solitaria, per dedicarsi a Dio e alla contemplazione, cosi’ come prima di lui fece un altro Elia, che fuggi’ dalle cose mondane. Contento per la dolcezza del clima e della solitudine, si costrui’ un rifugio e si accinse a trascorrere la sua vita; un giorno mentre era assorto nella preghiera, ebbe la visione della Vergina Maria. Ella gli disse di alzarsi e prendere un secchiello, con il quale doveva scavare in quel luogo dove avrebbe trovato un tesoro, prenderlo e con quello andare a Costantinopoli dove avrebbe dovuto comprare tutto ciò che serviva perr la costruzione del Tempio, secondo i suoi dettami. L’eremita non obbedi’, allora la Madonna gli apparve una seconda volta e con viso alterato e occhi sdegnati, lo rimproverò aspramente , cosi’ senza indugio e con grande scrupolo, il frate fece ciò che gli era stato ordinato, infatti trovò  alcuni vasi contenenti monete d’oro e argento e un corona anch’essa d’oro, si riteneva quella di Diomede. Con il tesoro il frate parti’ e, in alcuni giorni come si racconta, o addirittura nel corso di una notte, giunse a Costantinopoli, dove acquistò il materiale per edificare la chiesa e con gli artefici fece ritorno a San Nicola.

La chiesa fu eretta e la fama dei miracoli si sparse, affluirono i visitatori, tanto che il frate ottenne dal Papa di affidare il santuario e le isole alla cura e all’amministrazione di religiosi, dopo poco tempo frate Elia mori’. Arrivarono i Benedettini, che ingrandirono la chiesa, poi i Cistercensi e, nel secolo XV i Lateranensi, e furono proprio questi ultimi che abbellirono, ampliarono e rifecero il tempio, il monastero ed il castello. I Lateranensi fronteggiarono gli assalti dei pirati, famosa fu la vittoria da essi riportata dal 5 al 7 agosto 1567, contro centocinquanta galee turche,riscattando cosi’ la terribile strage che aveva subito il monastero da parte dei pirati dalmati al tempo dell’amministrazione dei Cistercensi. Infatti allora si era sparsa la voce che il monastero di Tremiti era particolarmente ricco di ori e ornamenti, cosi’ i corsari di Almissa ricorsero ad uno stratagemma per impossessarsene, veleggiarono verso San Nicola e approdarono sotto mentite spoglie nel porto, portando con loro una cassa da morto dicendo che in essa giaceva un loro compagno morto. Chiesero ai frati di poter effettuare una sepoltura cristiana, e questi, senza sospettare nulla, l’accordarono, giunta la bara in chiesa , ad un tratto questa si apri’ e balzò fuori un uomo armato fino ai denti, i complici gli diedero man forte ed in poco tempo, i religiosi furono massacrati. L’abbazia rimase deserta e abbandonata per molti anni, fino al 1412 quando arrivarono i Canonici Regolari Lateranensi. Nel seicento iniziò il declino della badia, Ferdinando IV di Borbone nel 1780 soppresse l’abbazia e nel 1792, istitui’ una colonia penale, ai carcerati fu dato in consegna un corredo di piante, in modo che essi potessero coltivare olivi e vigne e, nel 1843 la gloria del monastero fini’.

L’isola però continua per oltre un chilometro deserto, abitato solo da piante,qui si narra che approdò Diomede, dopo la guerra di Troia, quando scoperto il tradimento della moglie Egialea, fuggi’ con i suoi compagni verso l’occidente. Durante una tempesta nel mare Adriatico le sue navi si ritrovarono casualmente presso le Isole Tremiti alle quali, una volta sbarcato, Diomede diede il proprio nome. Sulla sua morte nacquero numerose leggende ma la più accreditata lo vede morto in un duello con il fratello per una questione amorosa e, conseguentemente, sepolto nell’isola di San Nicola dai suoi compagni in un sepolcro tra i platani, nel luogo dove sorge l’abbazia. Subito dopo la morte di Diomede, gli Illirici occuparono le isole e ne cacciarono gli abitanti, Venere si vendicò mutando le loro anime in uccellli marini e li pose a guardia del loro capo,e ancora oggi , al calar della sera, le diomedee, una sorta di gabbiani endemici delle isole della famiglia delle Procellarie, si racconta che prendessero l’acqua del mare nel rostro e la spruzzassero sulla tomba di Diomede, inoltre, se capitavano Greci nell’isola, volavano festosi intorno ad essi, ma se erano di nazionalità diversa, li ferivano con il rostro.

L’isola con il suo monastero fu definita dal Bertaux la Montecassino in pieno mare, restano le strutture , i fabbricati che erano le cucine, il refettorio dei frati, il macello, la spezieria, i pozzi, i corridoi i portali finemente scolpiti ecc.