La Preistoria delle Isole Tremiti

La Preistoria delle Isole Tremiti

Le prime tracce di umanità sulle isole risalgono al periodo Neolitico, l’ultimo periodo dell’età della pietra. Grazie all’ isolamento ed allo scarso sfruttamento del territorio, è stato possibile condurre diverse campagne di ricerca che hanno portato al ritrovamento di un numero considerevole di manufatti in pietra, ceramica e conchiglia il cui studio ha permesso di ipotizzare la vita e le attività che si svolgevano sulle isole fra il 7000 ed il 5000 a.C..

I reperti sono stati rinvenuti su tutte le isole dell’arcipelago ma i ritrovamenti più rilevanti hanno origine nell’isola di San Domino. Le più importanti campagne di scavo sono state effettuate, negli anni ‘50, dal Prof. Zorzi, allora direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Verona, presso cui sono ancora custoditi manufatti fra i più pregiati. Precedentemente, fra il 1895 e il 1906, un geologo, Squinabol, aveva effettuato tre campagne di scavi sull’isola di San Domino, portando alla luce i primi reperti preistorici. Alla fine degli anni ’80, Pio Fumo continuò l’opera del Prof. Zorzi, con una campagna di ricerca che si prolungò per tutta l’estate del 1979 e grazie alla quale tutto l’arcipelago fu minuziosamente scandagliato permettendo il ritrovamento di diverse centinaia di reperti.

L’isola di San Domino era rimasta, nei secoli, in gran parte disabitata e questo ha permesso il ritrovamento di un gran numero di reperti di superficie, raccolti da terra senza la necessità di scavi di profondità. L’isola di San Nicola ha restituito un numero inferiore di reperti, provenienti dalla spianata, probabilmente a causa della stratificazione di insediamenti successivi che hanno distrutto gli abitati neolitici. Sull’isola di Capraia è stata rinvenuta, presso cala Sorrentino, una cava di selce.

A San Domino, si sono preservate testimonianze di varie fasi di frequentazione umana, tra il Neolitico antico e quello recente, che documentano l’intensa e prolungata occupazione dell’isola. È stato possibile riconoscere villaggi neolitici, focolari e officine litiche, dove si lavorava la pietra. Il sito più rilevante, presso cui era evidente la presenza di un grande villaggio, si trovava al centro dell’isola, sulla spianata denominata Prato San Michele, ma altri insediamenti furono identificati presso Cala degli inglesi e Cala Tramontana. Presso Cala Tramontana, furono trovate le sepolture di 12 individui, in posizione rannicchiata su un fianco, inumate dove probabilmente sorgeva un villaggio del Neolitico antico o medio già abbandonato.

I reperti raccolti testimoniano la vita preistorica sulle isole. Sono stati trovati un numero considerevole di materiali litici, come selce ed ossidiana, molti cocci di manufatti in ceramica e alcuni frammenti di bracciali in conchiglia.

Attraverso lo studio dei materiali litici si è potuto scoprire che gli abitanti delle isole erano abili artigiani, specializzati nella produzione di utensili in selce di cui si approvvigionavano presso la cava di Capraia. A San Domino sono state identificate diverse officine litiche presso cui erano presenti manufatti parziali e molti frammenti riconducibili a scarti di lavorazione. Fra la vasta gamma di utensili ritrovati, le punte di freccia rivelano una popolazione dedita alla caccia e alcuni punteruoli per aprire le conchiglie e mangiarne i mitili dimostrano che venivano sfruttate le abbondanti risorse ittiche. Il ritrovamento di pochi reperti di ossidiana ha dato luogo ad un dibattito accademico sulla loro origine che, a differenza della selce, non era disponibile il loco. L’ossidiana presente sulle Isole Tremiti ha provenienza lontana, Lipari o Palmarola, nel Mar Tirreno, e offre una rilevante testimonianza sulle abitudini degli abitanti del tempo, che erano evidentemente ottimi navigatori e commercianti.

L’insediamento di San Domino ha rivestito grande importanza per la conoscenza della colonizzazione neolitica nell’Italia meridionale perché costituisce una delle più antiche attestazioni della cultura della ceramica impressa che dalla Grecia e dall’Albania si diffuse tra la fine del VII millennio e l’inizio del VI millennio a. C.. Oltre a rafforzare l’ipotesi che gli abitanti del tempo fossero abili navigatori e commercianti, i ritrovamenti suggeriscono l’esistenza di una via di comunicazione marittima non solo con il vicino Gargano ma anche con l’altra sponda del mar Adriatico. La presenza di ceramica può anche suggerire che il primo popolamento provenisse da oriente e che dalle Isole Tremiti la colonizzazione si sia estesa prima all’Italia meridionale e successivamente a quella settentrionale. Gli studi del Prof. Zorzi, infatti, rilevano che sicuramente vi erano dei contatti con le popolazioni della regione trentina. La presenza sui ritrovamenti in ceramica di fori per la riparazione, fa inoltre supporre che gli stessi non fossero facilmente reperibili sulle isole, che probabilmente non fossero prodotti in loco ma scambiati con utensili in selce sulla costa e che di conseguenza fosse necessario ripararli per prolungarne il più possibile l’uso. Sono stati inoltre ritrovati frammenti di Pintaderas, reperti in ceramica o terracotta, caratterizzata da un disegno geometrico usato come stampo o timbro per decorare il corpo, il pane o i tessuti. I frammenti sono stati trovati a San Domino, presso Cala Tramontana, Cala degli inglesi e Punta Vuccolo. Uno di essi presenta forti similitudini con i ritrovamenti di Quinzano Veronese, da cui la supposizione del Prof. Zorzi sui contatti con l’area Trentina.

Rivestono grande rilevanza i frammenti di bracciali in conchiglia, ritrovati presso Cala Tramontana e attualmente custoditi presso il Museo di storia naturale di Verona. Questi bracciali o anelloni erano indossati sopra il gomito e costituivano un elemento peculiare del costume neolitico. Quelli in conchiglia erano oggetti rari e preziosi, meno diffusi di quelli in pietra. Studi recenti sul materiale veronese hanno portato alla luce alcune novità. I frammenti ritrovati corrispondono a due tipi di bracciali, uno ad anello ed uno a nastro ma soprattutto è stato identificato un pendaglio allungato che per la sua originalità non è possibile confrontare con altri ritrovamenti. Si può supporre che il pendaglio sia stato creato da un bracciale dopo la sua rottura. È stato inoltre stabilito che la produzione di questi ornamenti è avvenuta in loco, e che essi svelano una nuova tecnica di lavorazione, difforme dal ritrovamento degli stessi oggetti in Liguria. Inoltre, due frammenti risultano prodotti con una conchiglia, la Charonia, il cui utilizzo è sporadico nel periodo Neolitico a causa della difficoltà di lavorazione. Gli ornamenti di Cala Tramontana rivestono un’importante fonte informativa per gli studiosi, stabiliscono ancora una volta la grande abilità artigianale degli abitanti delle Tremiti, mettono in luce tecniche di lavorazione e costumi dell’epoca attraverso reperti che per la loro rarità sono ancora oggi poco documentati.